Ecco, sì c’era un sacco di freddo in piazza del Duomo ed io pensavo che dovevo fare in fretta. Che avevo fatto aspettare una ragazza sotto un lampione perché avevo provato almeno quattro taglie di pantaloni modello slim fit che in realtà sembravano calzamaglie. Niente, ho le cosce troppo grosse per portare degli slim fit. E anche un filino di pancetta.
Sono un finto magro.
E quella ragazza aveva sempre qualcosa di diverso nello sguardo. Qualcosa che non riesco mai a fissare. Ma no, non perché non la guardo, perché quello sguardo cambia sempre. Io lo ricordo perfettamente quello sguardo, ma poi quando la rivedo (dopo mesi e mesi di solito) quello sguardo, quello stesso sguardo ha sempre qualcosa di diverso. Qualcosa che la volta precedente (mesi e mesi addietro di solito) non ero riuscito a catturare. Sì catturare. Poi ho pensato che forse questo era il motivo per cui mi piacciono le foto. Mi piace fare le foto. Perché catturano loro al posto mio. E io devo solo fare clic e non catturare. E loro catturano per me.
Poi ecco che di colpo, cioè dopo qualche fermata di metropolitana, quella ragazza era nel mio mondo. Ma non ci trovavo niente di strano. Cioè per me era così naturale che fosse lì che praticamente ci mancava poco che la perdessi per strada tanto camminavo veloce. Che lei la strada di casa mia non la sapeva. Ma io non so perché credevo di sì.
Insomma sì era nel mio mondo, cioè era lì che toccava le mie cose che annusava l’aria che sbirciava in mezzo ai miei dischi e che guardava fuori dalla finestra dove guardo io ogni mattina.
E poi è successo che eravamo in giro sul tram, sì uno di quelli vecchi del 1927, che abbiamo dovuto rincorrerlo perché gli orari sul tabellone erano sbagliati, e allora di corsa ma non troppo perché con le Clarks ai piedi non puoi correre quando la strada è bagnata e poi perché la sua gonna le scivolava giù. E faceva freddo. Ma a me non importava perché pensavo che forse stavo riuscendo a non fare troppa fuffa. Oddio, le frasi a volte mi uscivano sconnesse ma ero concentratissimo e cercavo di non perdermi via tra i mie pensieri perché sapevo che non avevo molto tempo. Perché sapevo che non sarebbe rimasta molto. E anche a cena cercavo di restare concentrato che alla fine alla fine mi si è chiuso nonsocome lo stomaco che ad un certo punto non ho mangiato più niente. Ed ho lasciato metà pizza nel piatto. Di solito però ho un grande appetito.
Sono un finto magro.
E lei continuava a dire che non riusciva ad essere spontanea, o non so qualcosa del tipo che non riusciva ad essere spontanea, ah l’ho già detto, sì insomma che non le veniva spontaneo qualcosa che non ricordo bene cosa ma che a me in fondo in fondo dispiaceva un po’ perché io pensavo di non aver fatto niente perché lei si sentisse così. Ed io invece, a me pareva che tutto fosse così naturale che continuavo ad attraversare gli incroci come se lei sapesse già la direzione ed invece era lì dietro di me che non sapeva dove andare.
Accade, è naturale, quando si va in un posto per la prima volta.
Che poi alla fine noi si è addirittura finiti a letto. Oh, beh intendevo dire nel letto. Perché io di letto ne ho uno solo. Dai ora non è il caso di essere malizioso, io ho una terribile voglia di essere malizioso ma non so qualcuno deve avermi disegnato non malizioso, ma non c’è da esserlo in effetti perché io, cioè noi alla fine non è successo niente dentro quel letto perché non è che ora tutte le volte che uno va a letto, cioè nel letto, con una deve per forza accadere qualcosa.
Sarà che non sono malizioso.
Sarà che non mi piacciono le meduse.
Sarà che non voglio rubare più niente.
Sarà che quando bacio una donna sono troppo delicato.
Checcazzo ne so che sarà.
Ah, sarà che non ho consapevolezza.
Ecco mi ricordo che alla fine lei mi toccava la pancia. E mi diceva, sì cazzo che ridere, mi diceva che ero morbido ovunque. Ed io ero contento perché ecco quella era una delle cose sulla quale eravamo d’accordo.
Sono un finto magro.
Ah e poi c'era ‘sta cosa del suo seno. Oh vabbè vai a capire perché a noi uomini piace tanto il seno. Ecco, nel sogno sognavo il suo seno. Ma ecco quello non me lo ricordo. Cioè io lo so com’è fatto perché l’ho toccato, ma non l’ho mai visto. Non l’ho mai visto, e se l’ho fatto, l’ho fatto per sbaglio. Cioè tipo che devo essermi voltato mentre lei si vestiva e non dovevo farlo. Non so a me pareva tanto naturale ma non era così percui mi sono girato di nuovo e il fotogramma del suo seno l’ho cancellato. Non me lo ricordo. E se mi sforzo di ricordarlo, mi pare di rubare. Mi pare di averlo rubato quel seno controluce. E a me non piace rubare. Percui ecco, non me lo ricordo…
L’ultima cosa che ricordo è lei che sorride e stringe la lingua in mezzo ai denti. Questo sì che lo ricordo. Lo ricordo bene. Come per sostenere con quella espressione una piccola scemenza detta poco prima. Sì insomma come quando alzi le spalle per dire “beh è così”
ecco, lei che sorride ad occhi chiusi
Non ricordo il suo odore perché non aveva odore.
O forse, non me l’ha lasciato.
O forse, non potevo rubare neanche quello.